Piergiorgio Valente
9 marzo 2015

Scambio di informazioni: l’intesa con il Liechtenstein

Il 26 febbraio 2015, l’Italia e il Principato del Liechtenstein hanno concluso un accordo in materia di scambio di informazioni di natura fiscale (Tax Information Exchange Agreement) basato sugli standard più aggiornati dell’OCSE. L’intesa servirà ad agevolare l’azione di contrasto all’evasione fiscale ed anche, e soprattutto, costituirà la premessa per ulteriori miglioramenti delle relazioni economiche bilaterali.

Il Protocollo sulle richieste di gruppo, anch’esso sottoscritto il 26 febbraio 2015, costituisce uno strumento giuridico conforme all’articolo 26 del Modello OCSE di Convenzione contro le doppie imposizioni, in linea con l’iniziativa di dialogo di Oslo a seguito della prima conferenza (2011) in tema di imposte ed altri crimini, e rappresenta un ulteriore significativo avanzamento nel livello di cooperazione amministrativa in materia fiscale tra i due Paesi.

Il Liechtenstein era stato cancellato dalla “grey list” dell’OCSE nel 2009 (che annoverava 31 Paesi), a seguito della firma, nel mese di novembre dello stesso anno, del dodicesimo accordo sullo scambio di informazioni fiscali con altra entità governativa, requisito di conformità richiesto dall’OCSE per non essere considerato “paradiso fiscale”.

L’intesa complessivamente raggiunta, grazie all’impegno congiunto del Ministero dell’Economia e delle Finanze italiano e delle autorità del Liechtenstein, include, quindi, sia l’accordo sul Modello di Tax Information Exchange Agreement (TIEA), sia il Protocollo aggiuntivo in materia di richieste di gruppo (“Group request”), allo scopo di identificare gruppi di contribuenti che intendono dissimulare cespiti patrimoniali non dichiarati.

Secondo il Ministero italiano si è in presenza del punto di arrivo di un intenso e prolungato sforzo internazionale orientato a conseguire un accordo politico e tecnico in grado di cancellare il segreto bancario. Questo risultato può dirsi raggiunto e implementato a partire dal 2017.

Sempre secondo il Ministero, l’Italia è sempre stata in prima linea nelle attività di contrasto all’evasione fiscale e ha sostenuto l’adozione di uno standard internazionale di trasparenza sin dall’inizio, partecipando al Gruppo dei 5 (Francia, Germania, Italia, Spagna, Regno Unito) che ha elaborato, insieme agli Stati Uniti, l’accordo per l’applicazione della disciplina FATCA (Foreign Account Tax Compliance Act statunitense) ed il miglioramento della compliance fiscale internazionale (cfr. http://piergiorgiovalente.postilla.it/2014/05/26/foreign-account-tax-compliance-act-fatca-laccordo-italia-stati-uniti/).

L’iniziativa bilaterale si pone in linea con la Direttiva 2011/16/UE del Consiglio del 15 febbraio 2011, relativa alla cooperazione amministrativa nel settore fiscale, che ha abrogato la precedenteDirettiva 77/799/CEE del 19 dicembre 1977 che stabiliva la reciproca assistenza fra le autorità competenti degli Stati membri nel settore delle imposte dirette (e delle imposte sui premi assicurativi) (cfr. http://piergiorgiovalente.postilla.it/2014/10/28/scambio-di-informazioni-raggiunto-laccordo-proposta-modifica-direttiva-201116ue/).

Una volta entrati in vigore, l’accordo sul Modello di TIEA e il Protocollo aggiuntivo permetteranno di instaurare un’efficace cooperazione amministrativa tra l’Italia e il Principato del Liechtenstein.

La sottoscrizione è avvenuta entro il 2 marzo 2015, termine previsto ai fini della normativa italiana sulla regolarizzazione dei capitali detenuti all’estero (voluntary disclosure). In questo modo, il Liechtenstein verrà presto inserito, formalmente, nella white list di Stati che consentono lo scambio automatico (dal 2017) di informazioni di natura fiscale.

Il Liechtenstein, quindi, verrà equiparato ad un Paese white list ai fini della voluntary disclosure e ciò consentirà una più agevole regolarizzazione per i contribuenti italiani che possiedono attività finanziarie in Liechtenstein, non dichiarate secondo le prescrizioni della normativa sul monitoraggio fiscale.

Il “vantaggio” per il contribuente italiano che dispone di patrimoni nel Liechtenstein, non dichiarati all’Autorità fiscale italiana, e che intende aderire alla voluntarydisclosure consiste nella riduzione delle sanzioni previste nel caso in cui i predetti patrimoni e redditi siano localizzati in Paesi a fiscalità privilegiata che non hanno aderito agli standard sullo scambio di informazioni.

Le sanzioni sono quelle fissate all’art. 5, co. 2, del D.L. del 28 giugno 1990, n. 167 esono determinate, ai sensi dell’articolo 7, co. 4, del D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 472, in misura pari alla metà del minimo edittale, se le attività vengono trasferite in Italia o in Stati membri dell’UE o in Stati aderenti all’Accordo SEE (Spazio Economico Europeo), che permettono un effettivo scambio di informazioni con l’Italia. Nei confronti del contribuente che si avvale della procedura di voluntary disclosure, la misura minima delle sanzioniper le violazioni in materia di imposte sui redditi e relative addizionali, di imposte sostitutive, di IRAP, di IVA e di ritenuteè fissata al minimo di legge, ridotto di un quarto.

L’Italia ed il Liechtenstein infine si sono impegnati, con una dichiarazione congiunta, ad applicare, dal 2017, lo scambio automatico di informazioni di natura finanziaria sulla base del nuovo standard globale dell’OCSE (il Common Reporting Standard del 2014) (cfr. http://piergiorgiovalente.postilla.it/2014/06/30/scambio-di-informazioni-presentato-dallocse-lo-standard-for-automatic-exchange-of-financial-account-information/).

 

© Piergiorgio Valente

p.valente@gebnetwork.it
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Un commento a “ Scambio di informazioni: l’intesa con il Liechtenstein ”

  1. Studio Eidos scrive:

    Grazie del post, un buon approfondimento!

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