Massimo Longhi
19 marzo 2013

Gli effetti distorsivi della probabile depenalizzazione delle sanzioni antiriciclaggio

La proposta della IV Direttiva antiriciclaggio recentemente licenziata dalla Commissione europea (COM/2013/45) dedica l’intera quarta Sezione alle sanzioni amministrative da applicare a violazioni sistematiche degli obblighi di adeguata verifica della clientela, di registrazione dei dati, di segnalazione delle operazioni sospette e di controllo interno.

La Commissione prosegue così i propri sforzi nel perseguire, in materia di contrasto al riciclaggio come in altri campi, l’armonizzazione delle sanzioni amministrative fra gli Stati membri.

Al momento del futuro recepimento il nostro legislatore potrà quindi decidere di adeguarsi alla previsione di sanzioni di natura amministrativa nel campo di applicazione dalla Direttiva, rinunciando alle sanzioni penali previste dall’attuale legge interna.

Il D.Lgs. 21 novembre 2007, n. 231, contempla attualmente una serie di sanzioni penali elencate dall’art.55. Esse si applicano in caso di:

  • violazione dell’obbligo di identificazione del cliente e del titolare effettivo,
  • omissione dell’indicazione delle generalità del soggetto per conto del quale è eseguita l’operazione,
  • mancata fornitura delle informazioni sullo scopo e sulla natura prevista dal rapporto continuativo o dalla prestazione professionale,
  • omessa registrazione di operazioni,
  • omessa comunicazione delle infrazioni da parte degli organi di controllo,
  • omessa comunicazione dei terzi,
  • divulgazione dell’avvenuta segnalazione di operazione sospetta,
  • utilizzo indebito e falsificazione di carte di credito.

Per gli agenti in attività finanziaria è inoltre prevista in certi casi la confisca degli strumenti che sono serviti a commettere il reato.

L’iter del provvedimento prevede ora l’acquisizione dei previsti pareri compreso quello della Banca centrale europea, il passaggio dal Parlamento europeo, per arrivare poi alla decisione del Consiglio. E’ ipotizzabile quindi che la nuova Direttiva possa essere approvata entro la fine di quest’anno. Gli Stati membri dovranno poi adottare i necessari provvedimenti di recepimento entro i due anni successivi all’entrata in vigore.

In altre parole, è prevedibile che entro la fine del 2015 le sanzioni penali previste nel nostro Paese per i casi sopra elencati saranno sostituite da sanzioni amministrative più “europee” e probabilmente anche più efficaci. Il che sarebbe positivo perché l’impianto sanzionatorio non è mai stato il fiore all’occhiello della legge antiriciclaggio italiana come sostenuto pressoché unanimemente da tutti i commentatori e dallo stesso Direttore dell’UIF che ne ha più volte sottolineato le discrasie.

La proposta di Direttiva fa salvo il diritto degli Stati membri di imporre sanzioni penali in luogo di quelle amministrative, ma l’esperienza ha evidenziato che il fondamento concettuale della disciplina antiriciclaggio – l’approccio basato sul rischio – è intrinsecamente incompatibile con l’applicazione di sanzioni penali fondate sul principio di tassatività.

Inoltre il Considerando (41) della proposta di Direttiva rammenta ai legislatori nazionali che le sanzioni previste al servizio della disciplina antiriciclaggio in conformità alla Direttiva non potranno comunque violare il principio ne bis in idem.

Ciò introduce la possibilità che le violazioni commesse da oggi in avanti finiscano per non subire alcuna sanzione, dato che la durata media dei processi penali in Italia è di circa tre anni.

E’ infatti estremamente improbabile che una sentenza definitiva di condanna per un’infrazione commessa oggi possa essere emessa entro la fine del 2015.

Se il principio ne bis in idem sarà effettivamente applicato – e non si vede come potrebbe essere altrimenti – e se il legislatore italiano deciderà di adeguarsi all’impianto sanzionatorio standard europeo, chi violerà le norme nel prossimo futuro potrà tranquillamente confidare nel principio del favor rei per evitare la sanzione penale, e nel principio di legalità per evitare la sanzione amministrativa alla quale nessuno può essere assoggettato se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima della commissione della violazione.

Così stando le cose sarebbe opportuno anticipare la riflessione. Ove si ritenesse opportuno metter mano alla revisione ciò andrebbe fatto al più presto, senza attendere la Direttiva europea.

Una depenalizzazione probabile, o quasi certa, e per di più annunciata con tre anni di anticipo è un invito all’illegalità, oltre che una garanzia di impunità.

E il nostro Paese in questo momento non può permettersi un far west in materia di contrasto al riciclaggio.

Letture: 6251 | Commenti: 1 |

Un commento a “ Gli effetti distorsivi della probabile depenalizzazione delle sanzioni antiriciclaggio ”

  1. Marco Piazza scrive:

    Colpisce, nello schema di direttiva varato dalla commissione, la rilevanza delle sanzioni amministrative proposte, per le violazioni degli obblighi di adeguata verifica della clientela; di segnalazione di operazioni sospette; di conservazione dei documenti e effettuazione dei controlli interni (v. articolo 56).
    Le sanzioni amministrative possono arrivare al 20% del fatturato dell’anno precedente o per le persone fisiche a 5 milioni di euro, o al doppio dei profitti ricavati grazie alla violazione, e alla denuncia al pubblico della natura della violazione e della persona che l’ha commessa. L’extrema ratio è costituita dall’espulsione del destinatario dal mercato mediante la revoca dell’autorizzazione e l’interdizione per tutti i membri dell’organo di gestione dalla proprie funzioni.
    L’impianto risulterà coerente con l’approccio basato sul rischio poiché le sanzioni dovrebbero essere erogate solo in caso di violazioni sistematiche. E’ riconosciuto infatti che non è possibile inquadrare adempimenti basati sul rischio in un regime “zero failure”. Un diverso approccio potrebbe avere impatti devastanti sui bilanci degli intermediari.
    A ciò va aggiunto che vi è il progetto di ancorare il “monitoraggio fiscale” all’archivio unico informatico e che quindi errori di procedura che comportino violazioni ai fini dell’antiriciclaggio molto probabilmente avranno impatto anche in questo campo, con una sanzione amministrativa pari al 25% degli importi non dichiarati, ma in questo caso nel quadro di un sistema basato su regole, anziché in regime di approccio basato sul rischio.
    I risk manager avranno il loro bel da fare a calcolare l’ammontare dei rischi operativi da stornare dal patrimonio di vigilanza.

Scrivi il tuo commento!

Postilla è promossa da: IpsoaIl FiscoCedamUtetIndicitalia