Marco Piazza
18 marzo 2013

Non imponibilità dei redditi degli immobili all’estero soggetti ad Ivafe e non locati: incomprensibile effetto a scoppio ritardato

Per evitare una evidente discriminazione nella tassazione degli immobili detenuti all’estero rispetto a quelli detnuti in Italia, l’articolo 19, comma 15 ter del Dl. 201 del 2011, introdotto dall’articolo 1, comma 518 della legge 228 del 2012, stabilisce quanto segue:

 «Per gli immobili di cui al comma 15-bis e per gli immobili non locati assoggettati all’imposta di cui al comma 13 del presente articolo non si applica l’articolo 70, comma 2, del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni».

In pratica il reddito degli immobili, con le relative pertinenze, detenuti all’estero da persone fisiche residenti in Italia che siano adibiti ad abitazione principale, e degli immobili non locati  assoggettati all’imposta sul valore degli immobili all’estero (IVIE) non sono del tutto assoggettati all’Irpef.

Si rafforza così la corrispondenza fra IMU e IVIE indispensabile affinchè la legislazione italiana non si presti a contestazioni da parte dell’Unione europea per violazione del principio di libertà dei movimenti di capitale.

Il comma 15 ter è stato aggiunto con un emendamento approvato dalla V Commissione Bilancio della Camera il 14 novembre 2012 e fa parte di una serie di modifiche al regime dell’IVIE imposte dal fatto che il tributo era stato messo sotto osservazione dalla Commissione europea (v. A Cotto, Patrimoniali estere al vaglio della Ue in Eutekne.Info del 15 giugno 2012).

Sorprende, quindi, che le istruzioni al quadro RL del modelloi UNICO persone fisiche non siano state aggiornate per recepire la modifica normativa sin dal 2012.

Il motivo va forse ricercato nel fatto che la legge 228 del 2012 è entrata in vigore il 1° gennaio 2013, e che la legge non contiene disposizioni transitorie che anticipo l’efficacia della norma al periodo d’imposta 2012.

Ma questo è in realtà un mero difetto di coordinamento che deve necessariamente essere colmato a livello interpretativo.

Del resto, la relazione tecnica (du cui riferisce l’ufficio studi del Senato nella nota di lettura 145 del 2012) prevede effetti sul gettito già a partire dal 2013, considerando espressamente che la regola sia entrata in vigore con decorrenza dal 2012.

Il rischio è che accada quanto è già accaduto in  materia di tassazione dei dividendi distribuiti a società europee o di stati SEE white list prive dei requisiti per l’applicazione dell’esenzione da tritenute in Italia ai sensi dellarticolo 27 bis del Dpr. 600/73 (direttiva madri e figlie). Per evitare una condanna in Corte di Giustizia l’Italia ha introdotto il comma 3 ter nell’articolo 27 del Dpr. 600/73 (articolo 1, comma 67, lettera a), n. 4) della legge 244 del 2007) che li ha asoggettati alla ritenuta ridotta dell’1,375%, ma solo per quelli derivanti da utili formatisi a partire dall’esercizio successivo a quello in corso al 31 dicembre 2007 (articolo 1, comma 67).

L’Italia è stata prontamente condannata dalla Corte di Giustizia ad estendere il regime anche ai dividendi formati con utili prodotti prima di tale esercizio (Corte di Giustizia, sentenza C-540/2007) e lo ha dovuta fare dettando specifiche procedure affinchè gli uffici evadessero alle istanze di rimborso dei contribuenti (circolare 32/E del 2011).

Si auspica quindi, che le istruzioni siano tempestiviamente integrate.

Altra questione rigurda il nuovo comma 15 bis dell’articolo 19 in base al quale l’IVIE è stabilita nella misura ridotta dello 0,4 per cento per l’immobile adibito ad abitazione principale e per le relative pertinenze. Inoltre, dall’imposta dovuta per l’unità immobiliare adibita ad abitazione principale del soggetto passivo e per le relative pertinenze si detraggono, fino a concorrenza del suo ammontare, euro 200 rapportati al periodo dell’anno durante il quale si protrae tale destinazione; se l’unità immobiliare è adibita ad abitazione principale da più soggetti passivi la detrazione spetta a ciascuno di essi proporzionalmente alla quota per la quale la destinazione medesima si verifica. Per gli anni 2012 e 2013 la detrazione prevista dal periodo precedente è maggiorata di 50 euro per ciascun figlio di età non superiore a ventisei anni, purché dimorante abitualmente e residente anagraficamente nell’unità immobiliare adibita ad abitazione principale. L’importo complessivo della maggiorazione, al netto della detrazione di base, non può superare l’importo massimo di 400 euro».

In mancanza di una diversa definizione contenuta nell’art. 19 del Dl. n. 201/2011 o nel provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate 5 giugno 2011,  pare si debba fare rifierimento, adattandone i concetti,  all’art. 13, comma 2,  del Dl stesso, secondo il quale per  “abitazione principale  si  intende l’immobile, iscritto o iscrivibile nel catasto edilizio  urbano  come  unica unità immobiliare, nel  quale  il  possessore  e  il  suo  nucleo  familiare dimorano abitualmente  e  risiedono  anagraficamente.  Nel  caso  in  cui  i componenti del nucleo familiare abbiano stabilito la dimora  abituale  e  la residenza anagrafica in immobili diversi situati nel territorio comunale, le agevolazioni per l’abitazione principale e per  le  relative  pertinenze  in relazione al nucleo familiare si applicano  per  un  solo  immobile”.

Ci si chiede come sia possibile che un sogetto residente in Italia detenga un’abitazione principale all’estero. In realtà ciò può accadere per il fatto che la nozione di residenza fiscale non è ancorata solo al concetto di dimora abituale, ma anche a quello di domicilio (luogo in cui la persona ha stabilito la sede principale dei suoi affari e interessi) e di residenza anagrafica. Può quindi accadere che un soggetto che abbia mantenuto la sua residenza fiscale in Italia, in quanto ad esempio, non si sia iscritto all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero (AIRE) oppure abbia mantenuto la famiglia in Italia, dimori abitualmente all’estero (di norma per motivi di lavoro) in una casa di proprietà.

Ai fini IMU, la circolare 3/E del 2012 ha evidenziato, tuttavia, come «per  abitazione principale si debba intendere l’immobile nel quale il  possessore  e  il  suo nucleo familiare dimorano abitualmente e risiedono anagraficamente. In altri termini,  il  legislatore  ha  innanzitutto  voluto  collegare  i   benefici dell’abitazione principale e delle sue pertinenze al  possessore  e  al  suo nucleo familiare e, in secondo luogo, ha voluto  unificare  il  concetto  di residenza anagrafica e di  dimora  abituale,  individuando  come  abitazione principale solo  l’immobile  in  cui  le  condizioni  previste  dalla  norma sussistono contemporaneamente».

Se è vero che ai fini IMU, in generale, due immobili detenuti nello stesso comune appartenenti ad un unico nucleo familiari non possono entrambi fruire dell’aliquota ridotta e delle detrazioni per l’abitazione pincipale (i familiari deveno,cioè, decidere a quale immobile attribuire la tassazione agevolata), è anche vero che nel caso in cui gli immobili siano localizzati in differenti comuni (ad esempio uno in Italia e l’altro all’estero) e siano entrambi destinati ad abitazione principale di alcuni familiari (accade quando un coniuge vive in Italia e l’altro dimora all’estero) entrambe le abitazioni dovrebbero fruire dell’agevolazione per l’abitazione principale, come indirettamente può desumersi dalla circolare 3/DF del 2012, in tema di IMU.

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5 Commenti a “ Non imponibilità dei redditi degli immobili all’estero soggetti ad Ivafe e non locati: incomprensibile effetto a scoppio ritardato ”

  1. Marco Piazza scrive:

    La circolare 12/E del 9 maggio 2013 ha risolto il problema della decorrenza del nuovo comma 15 bis dell’articolo 19 del Dl. 201 del 2011, che ha escluso l’imponibilità Irpef dei redditi degli immobili situati all’estero e soggetti all’IVIE nel caso in cui non siano locati.
    La circolare ha chiarito che l’esonero si applica a partire dal periodo d’imposta 2012 (UNICO 2013) nonostante le istruzioni al quadro RL della dichiarazione non siano state aggiornate.
    «Ciò alla luce – spiega l’Agenzia – della sostanziale equiparazione dell’IVIE con l’imposta municipale propria (IMU) in Italia e in virtù del principio di sostituzione di tale ultima imposta rispetto all’IRPEF e delle relative addizionali dovute sui redditi fondiari per i beni non locati (articolo 8, comma 1, del decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23). Pertanto, per ragioni di coerenza, anche l’esclusione dall’IRPEF dei predetti immobili soggetti all’IVIE decorre dall’anno 2012».

  2. Claudio scrive:

    Mi chiedo se L’Europa può accettare questa doppia imposizione e se sta prendendo dei provvedimenti visto i numerosi ricorsi. Quali sono le iniziative intraprese contro questa tassa assurda ed antieuropea. Come si Potrà ragionare in termini di Europa come L’Italia vuole fare con una tassa simile?

  3. Giovanni Rolle scrive:

    L’adeguamento legislativo volto ad evitare una disparità di trattamento fra immobili non locati italiani e immobili non locati esteri comporta quindi che questi ultimi siano – in deroga all’art. 70, comma 2, TUIR – esclusi da Irpef in Italia.
    Vero quanto precede, cessano anche di essere scomputabili dall’imposta italiana le eventuali imposte estere assolte sul reddito figurativo degli immobili in questione (e salvo che, naturalmente, non vi siano in capo alla stessa persona altri redditi aventi fonte nel medesimo stato estero, secondo il criterio del credito “per Country”).
    Le predette imposte estere sui redditi potrebbero tuttavia essere scomputate dall’IVIE dovuta in Italia sugli stessi immobili.
    Infatti, l’Agenzia delle Entrate, nella Circolare 2 luglio 2012, n. 28, dopo aver evidenziato che “per gli immobili situati in Paesi appartenenti all’Unione Europea o in Paesi aderenti al SEE che garantiscono un adeguato scambio di informazioni, dall’imposta dovuta in Italia, si detraggono prioritariamente le imposte patrimoniali effettivamente pagate nel Paese in cui sono situati gli immobili nell’anno di riferimento” ha specificato che “qualora sussista un’eccedenza di imposta reddituale gravante su immobili ivi situati non utilizzata ai sensi dell’articolo 165 del Testo Unico delle imposte sui redditi (…) dall’imposta dovuta in Italia per quegli immobili si detrae, fino a concorrenza del suo ammontare, anche un ulteriore credito d’imposta derivante da tale eccedenza”.
    La precisazione riflette fedelmente il testo legislativo (art. 19, comma 16, D.L. 201/2011) che fa riferimento, ai fini del credito, ad “imposte di natura patrimoniale e reddituale”.
    La circostanza che il reddito assoggettato all’imposta estera non sia (più) tassabile in Italia non sembra di ostacolo al configurarsi di quella che l’Agenzia definisce una “eccedenza di imposta reddituale non utilizzata” e dunque allo scomputo dell’imposta estera dall’IVIE.
    Il citato art. 19, comma 16 del D.L. 201/2011 menziona le imposte reddituali “non già detratte ai sensi dell’articolo 165” del TUIR. Ciò, si ritiene, con la presumibile finalità di evitare una doppia detrazione e non certo per limitare il credito IVIE ai casi in cui l’imposta estera sia stata in parte utilizzata ai fini del credito IRPEF.
    La circostanza che l’intera imposta reddituale estera costituisca “eccedenza” disponibile ai fini IVIE rappresenta peraltro un effetto “ordinario” dell’applicazione dell’art. 165 TUIR in presenza di un reddito prodotto all’estero pari a zero.
    In definitiva, l’esclusione da IRPEF dei redditi immobiliari esteri non sembra impedisca l’utilizzo dell’imposta estera sui redditi a riduzione dell’IVIE dovuta in Italia (eventualmente, in aggiunta al credito per imposte estere di natura patrimoniale).

  4. Claudio scrive:

    L’imposta è dovuta solo dall’usufruttuario e limitatamente al valore dell’usufrutto?
    Marco Piazza – Il Sole 24 Ore – leggi su http://24o.it/mFLgv

    http://www.ilsole24ore.com/art/norme-e-tributi/2013-07-10/case-francia-ivie-opzioni-064554.shtml?uuid=AbYwbtCI

  5. Paola scrive:

    Nel 2012 la IVIE e’ stata annullata ma quest’anno si è dovuta pagare. Ho pagato più in Italia che in Francia dove possiedo una casa. Ma la Francia almeno mi da dei servizi? Ma la comunità europea sta prendendo dei provvedimenti? E se tutti ci rifiutassimo di pagare? D’altro canto la maggior parte di persone di mia conoscenza non hanno denunciato la casa all’estero. Ma lo stato italiano continua a far si che esistano sempre dei più ” furbi” ?

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